[…] Vive ancora in Villa Gaione, nel comune di Vigatto (Vicus Catuli dei Romani) qualche vecchio contadino che ricorda d’averlo udito suonare, il Mago, nel salottino rosso della Villa a pianterreno verso il giardino e le scuderie […]
“La Provincia di Parma”, Giornale politico quotidiano del 7 settembre 1895

Abbiamo trovato quel salotto, per ascoltare i Capricci come potrebbe averlo fatto il loro leggendario compositore.

Il Salotto Rosso


Il Salotto Rosso - Volta
Il ritrovamento del Salotto Rosso

Da “La Provincia di Parma”, Giornale politico quotidiano del 7 settembre 1895:

[…] Vive ancora in Villa Gaione, nel comune di Vigatto (Vicus Catuli dei Romani) qualche vecchio contadino che ricorda d’averlo udito suonare, il Mago, nel salottino rosso della Villa a pianterreno verso il giardino e le scuderie: là egli, con un peso attaccato al braccio destro, tirava giù a campane doppie per ore ed ore, esercizi monotoni interminabili; e quelle strabilianti volate in armonici doppi che fanno l’ammirazione e la disperazione della gente dell’arte: quando poi toglieva dal braccio il peso, allora era un uragano di note come suonasse un’orchestra.

[…] Egli si esercitava con passione in pezzi irti di ogni più strana difficoltà passeggiando per la stanza e fermandosi a volte dinanzi un alto leggio sul quale squadernava la musica. […]

Questo stralcio dell’articolo originale che abbiamo rirovato presso gli archivi del giornale, viene riportato in quegli stessi giorni da diversi altri giornali tra cui Il Cittadino di Genova (anche per questo articolo è stata fatta una complessa e avventurosa ricerca, ritrovando infine l’originale), proviene da un articolo scritto in occasione dell’esumazione della salma di Paganini il 5 agosto 1895 nel cimitero di Parma. Le memorie dei contadini testimoniano che il grande Maestro, nella sua villa parmense, si esercitava allo strumento, suonando “pezzi irti di ogni più strana difficoltà”. Più che probabile, quindi, che nel «salottino rosso» avesse eseguito anche i Capricci.

Dopo la scoperta di questo articolo si è interpellato l’Istituto S. Giovanni Battista, per esplorare la possibilità di portare a compimento il progetto. L’Istituto, di solito, è molto prudente nel concedere anche solo la possibilità di visitare l’esterno e gli ambienti di rappresentanza di Villa Paganini. Un assenso non era, quindi, così ovvio; ma la direzione dell’Istituto, convinta dall’entusiasmo e dalla professionalità dei richiedenti, in via eccezionale ha accordato l’accesso alla Villa di Gaione e il permesso di effettuare il campionamento ambientale e alcune registrazioni.

"...verso il giardino e le scuderie"
Arrivati nella Villa, è cominciata la ricerca all’ambiente nel quale Paganini si esercitava. Una vera caccia al tesoro, del quale la mappa era tracciata in giornali di due secoli orsono. L’articolo, citato in quei giorni in più di un giornale, parla con chiarezza di un salottino rosso della Villa a pianterreno verso il giardino e le scuderie. La casa, per quanto abbastanza preservata nella sua struttura, nel corso degli anni ha subito dei cambiamenti e attualmente non c’è una camera con le pareti dipinte di rosso. Il mistero s’infittiva.

C’è voluto spirito d’indagine e logica deduttiva, ma alla fine si è venuti a capo del problema. Osservando i vari ambienti del pianterreno, si è notato che la dominante cromatica dei fregi del soffitto era nella stessa tinta delle pareti. Ovunque, tranne che in una stanza. E, guarda caso, in quella stanza il colore prevalente dei disegni sul soffitto era il rosso. Se ne è dedotto che l’azzurro odierno, chiaramente applicato alle pareti in epoca successiva, fosse in sostituzione del colore originario; appunto, il rosso.

Ulteriori indizi hanno confermato quest’intuizione: la stanza in questione è l’unica della casa in cui era stato ridato l’intonaco alle pareti; le scuderie sono di fronte; al centro del soffitto c’è lo stemma nobiliare dei Paganini (il violinista era stato nominato Barone di Vestfalia da Francesco II, Imperatore d’Austria), che compare solo nell’ambiente dello scalone – lì per gli altri, nello studio per il padrone di casa. Inoltre, l’acustica dell’ambiente è perfetta; infine, la stanza è quella più lontana dall’ingresso – sia quello attuale, sia quello originario – quindi è il luogo più lontano dal movimento di gente, il più raccolto. “Per non disturbare e per non essere disturbato”, come ha intuito e condiviso Andrea Cardinale.

Non c’erano più dubbi: quell’ambiente era il Salotto Rosso.