[…] Vive ancora in Villa Gaione, nel comune di Vigatto (Vicus Catuli dei Romani) qualche vecchio contadino che ricorda d’averlo udito suonare, il Mago, nel salottino rosso della Villa a pianterreno verso il giardino e le scuderie […]
“La Provincia di Parma”, Giornale politico quotidiano del 7 settembre 1895

Abbiamo trovato quel salotto, per ascoltare i Capricci come potrebbe averlo fatto il loro leggendario compositore.

Il Violino

Andrea Cardinale in quest’incisione suona il suo violino, un Vuillaume modello Cannone del 1864 (collezione Devoto), costruito sul modello del Guarnieri del Gesù appartenuto a Paganini. Per capire il valore e il significato di questo strumento, vale la pena di rievocarne le origini.
Il” violino di Paganini, quello che lo accompagnò fino alla fine della sua incredibile carriera, era stato realizzato tra il 1742 e il 1743 dal celebre liutaio di scuola cremonese Giuseppe Bartolomeo Guarnieri, detto “del Gesù” perché firmava l’etichetta interna, oltre che col suo nome, con una croce. È un violino fuori dai normali canoni di costruzione per lunghezza, larghezza e spessori, il che gli conferisce una sonorità profonda e potente, tanto che lo stesso Paganini lo definì “il mio Cannone violino”.  
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Vuillaume modello Cannone del 1864
Fu con estremo rammarico, perciò, che nell’autunno del 1833 Paganini scrisse all'amico Avvocato Luigi Guglielmo Germi: «In Inghilterra dando concerti in giro le mie cantanti inglesi, due maledette signorine consegnarono il mio violino al cocchiere, invece di metterselo in mezzo alle gambe. La cassetta cascò e si guastò detto violino che l’ho dato ad un celebre per accomodarlo. Spero bene». Il “celebre” era il liutaio parigino Jean-Baptiste Vuillaume. La soddisfazione di Paganini per la buona riuscita del restauro fu comunicata al Germi in una lettera da Parigi datata 9 marzo 1834 con la frase: «Il violino è stato bene accomodato».
Avendo il Cannone in riparazione, un liutaio ambizioso e desideroso di eccellere come Vuillaume non poté fare a meno di studiarlo e misurarlo con precisione. Da questo al costruirne un clone il passo fu breve. Tale copia sarebbe diventata il prototipo del “modello Cannone” di Vuillaume, di cui il liutaio parigino realizzò un certo numero di esemplari.
Secondo l’aneddotica, Paganini sarebbe stato tratto in inganno dal Vuillaume, che invece di rendergli lo strumento originale riparato, senza dirgli nulla gli diede da provare la copia. Di fronte alla soddisfazione del Maestro, Vuillaume gli svelò la verità. Sembra che Paganini, ammirato dall’abilità del liutaio, si sia offerto di acquistarne lo strumento; quel che è certo è che Vuillaume volle donarglielo in segno di amicizia e di stima.
Nel 1840, ancora vivente Paganini, il Cannone/Vuillaume fu ceduto all’unico allievo Camillo Sivori per 500 Franchi, somma che il suo maestro dispose di passare a Vuillaume.
Attualmente il Cannone originale si trova a Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova, al quale Paganini lo lasciò con disposizione testamentaria. Nella stessa teca blindata si trova oggi anche il Cannone/Vuillaume appartenuto a Sivori, anch’esso legato alla città di Genova.