[…] Vive ancora in Villa Gaione, nel comune di Vigatto (Vicus Catuli dei Romani) qualche vecchio contadino che ricorda d’averlo udito suonare, il Mago, nel salottino rosso della Villa a pianterreno verso il giardino e le scuderie […]
“La Provincia di Parma”, Giornale politico quotidiano del 7 settembre 1895

Abbiamo trovato quel salotto, per ascoltare i Capricci come potrebbe averlo fatto il loro leggendario compositore.

L'Autore

Niccolò Paganini e le sue case

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Niccolò Paganini
Niccolò Paganini (Genova 1782 – Nizza 1840) è stato il più grande virtuoso del violino di tutti i tempi. Franz Liszt lo definì «uno di quegli spiriti potenti che la natura sembra aver fretta di richiamare a sé, una tale supremazia non si è mai vista in alcun destino di artista, il suo nome si pronuncia da solo».
Tanto è stato già scritto su di lui, che non ripeteremo. Per le finalità di questo particolare progetto, invece, è utile ricordare dove egli visse.
Paganini nasce il 27 ottobre 1782 a Genova nella casa di famiglia, situata in Passo di Gatta Mora 38 (già Vico Fosse del Colle 58), uno dei tortuosi vicoli del centro storico che i genovesi chiamano caruggi. Questa casa non c’è più. È stata abbattuta negli anni '70. Unico edificio del quartiere rimasto in piedi grazie al cordone di cittadini formatosi a protezione, è stato abbattuto durante una notte di burrasca, approfittando del fatto che i volenterosi difensori si erano allontanati per il maltempo. Il quartiere è stato sostituito dai Giardini Baltimora, soprannominati dai genovesi “giardini di plastica” per la loro bruttezza.
La casa di campagna fu anch’essa un lascito del padre Antonio, lavoratore portuale “ligaballe” (imballatore). Negli scritti e nella corrispondenza viene da lui definita “casino” e “casinetto di Romairone”. Situata a S. Biagio, su una collina in Val Polcevera, era frequente rifugio estivo del musicista, che lì si dedicava alla composizione, allo studio e alla cura dell’orto. Vi sosterà anche la sua salma, in attesa di trovare degna sepoltura (verrà concessa dopo la revoca del divieto di sepoltura in terra consacrata, decretato dal Vescovo di Nizza per sospetti di stregoneria e patti col diavolo: molti contemporanei non riuscivano ad accettare che una persona timorata di Dio potesse suonare in modo così stupefacente).
Oggi questa casa esiste ancora, ma è stata radicalmente modificata dai successivi proprietari; anche l’orto prospicente è stato sostituito da una terrazza in cemento.
Della villa di Gaione presso Parma si parlerà diffusamente più avanti.
Nel 1840 si trasferirà nella sua ultima casa, quella di Nizza, situata al 13 della Grand Rue. Gliela mise a disposizione l’amico conte Ilarione Spitalieri de’ Cesole, conoscendo il suo precario stato di salute. Paganini vi morirà il 27 maggio 1840 assistito dal figlio Achille.